Carola Mazot

1929 Carola Mazot nasce a Valdagno (VI). Il padre è ingegnere, la madre è figlia del pittore veneziano post-impressionista Vettore Zanetti Zilla.

1936 La famiglia si trasferisce a Milano in piazza della Repubblica (allora chiamata piazzale Fiume).

1940 Allo scoppio della guerra, la famiglia sfollò a Tremezzo, sul lago di Como.

1943 A tredici anni inizia lo studio della pittura in modo costante e meticoloso con il nonno materno. Di questo periodo dirà:

“Le sue lezioni tutti i giorni, lo stare con lui che mi faceva notare di quanti verdi era composta una massa d’alberi, oppure scoprire il barlume di luce che contorna gli oggetti dando un senso al volume, era per me molto importante.”

1946 Tornata a Milano, entra nello studio di Donato Frisia:

“Mi tolse la preparazione a matita facendomi disegnare dipingendo”. In quel periodo approfondisce soprattutto il lato tecnico e l’abilità nella copia dal vero: “Dipingevo dal vero i soggetti che Frisia preparava per sé: nature morte e ritratti di signore.”

1948–1968 Studia disegno con Lorenzo Pepe, seguendo un’impostazione completamente diversa da quella dei precedenti maestri:

“Mi disse che lavorando non dovevo mai perdere d’occhio l’insieme. Anzi, abbozzando dovevo disegnare la grande massa geometrica in cui era compresa la figura e, anche entrando nei particolari, non distogliere mai l’occhio dal tutto.”

Entra all’Accademia di Brera e studia disegno con Giacomo Manzù. Trascorre un periodo a Venezia lavorando sia con la pittura che con la scultura. Tornata a Milano, prosegue gli studi a Brera con Marino Marini e Pompeo Borra, diplomandosi in Pittura. Frequenta il “Jamaica”, storico locale di Brera ritrovo di artisti e scrittori. Conosce Roberto Crippa, Gianni Dova, Pippo Spinoccia, Piero Leddi, Aligi Sassu, Remo Pasetto, Ennio Morlotti e il critico Mario De Micheli. Stringe una solida amicizia con gli scultori Bruno Cassinari, Luigi Grosso, Guido Di Fidio e Bianca Orsi. Fra gli amici di una vita si ricordano anche Eugenio Tomiolo, Giuseppe Migneco, Ernesto Treccani e Virgilio Guidi.

1970 Fino ai primi anni ’70, il suo lavoro si concentra sul volto umano, singolo o in coppia, caratterizzato da espressioni intense e colori scuri, con una netta predominanza del nero.

1975 Ha inizio il “Periodo dei musicisti” (o dei “Violini”): ritrae musicisti dal vero accompagnando la figlia al Conservatorio. Qui il volto umano è circondato da strumenti ad arco: violini, viole e violoncelli.

1985–2015 È il periodo dei “Calciatori” e dei “Giardini”. Nel primo si ispira ai corpi in movimento degli atleti, dove dominano l’impeto e lo slancio:

  • “...offre la sua pittura attraverso il dinamismo delle figure umane. In esse palpita la vibrazione della forza” (Orfango Campigli).
  • “...il dinamismo della figura umana è al centro della pittura che, nelle sue stesure gestuali, ha una vibrazione e una scansione di ottimo effetto. Splendida l’essenzialità che guida la composizione pur nel movimento interno” (Paolo Rizzi).
  • “...la figura umana come punto focale di un mondo immaginativo fatto di grandi passioni e di emozioni, fortemente avvertite e rivissute” (Enzo De Martino).

In questi anni vive tra Milano e la sua casa rurale nelle Prealpi lecchesi, dove approfondisce i soggetti legati alla natura: fiori, alberi nel vento, erbe, radici o chiome, ma anche paesaggi notturni sotto la luna.

“...dipinti di getto. Quando entra in sintonia con la natura che vuole ritrarre è veloce, sicura, senza ripensamenti. Fiori e paesaggi che lasciano immaginare spazi dove il bello della natura è ancora possibile” (Antonio Carbè).

2016 Si spegne a Milano il 24 maggio.

2018 Per onorare le volontà della madre, la figlia effettua una donazione di 37 opere al Comune di Valdagno (VI), attualmente in esposizione permanente nelle sedi comunali.

Note sull'Eredità Artistica

Mazot fu una figura dirompente per scelte di vita e di lavoro. Le artiste donne operanti tra gli anni Cinquanta e i Novanta erano poche, inserite in ambienti quasi esclusivamente maschili. Nonostante le difficoltà, ha dedicato la vita interamente alla pittura con caparbietà e talento. Numerosi i riconoscimenti internazionali: Venezia, Verona, Milano, Lugano, Vienna, Varsavia, Lublino, Wuppertal, Parigi, Lione, New York e San Francisco.

L’Archivio Mazot collabora regolarmente con Musei e Assessorati alla Cultura. Tra le principali retrospettive:

  • Cascina Roma, San Donato Milanese (2021)
  • Ex Chiesa della Maddalena, Bergamo (2022)
  • Palazzo Marliani Cicogna, Busto Arsizio (2022)
  • Acquario Civico, Milano (2023)
  • Galleria Civica di Villa Valle, Valdagno (2018 e 2023)

Collezioni Pubbliche e Musei

  • Museo della Permanente, Milano
  • GASC (Galleria d’Arte Sacra dei Contemporanei), Milano
  • Collezione ANPI, Casa della Memoria, Milano
  • Civiche Raccolte d'Arte di Palazzo Marliani Cicogna, Busto Arsizio
  • Museo Floriano Bodini, Gemonio
  • Fondazione Corrente, Milano
  • Collezione Paolo VI - Museo d’Arte Contemporanea, Concesio
  • Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano

Le sue opere d’arte sacra sono conservate presso le chiese di San Luca Evangelista, San Gregorio Magno e San Giovanni in Laterano a Milano.